I genitali: “miserie” o luoghi sacri?

La prima volta che mi è capitato di guardare immagini pornografiche avevo 12 anni; era una rivista per adulti che un ragazzo ripetente di terza stava sfogliando sull’autobus per tornare a casa da scuola.

La cosa che mi colpì più di tutte furono i genitali, sia maschili che femminili, fotografati in primi piani, grandi e ricoperti di peli che mi intimorivano.

“Miserie” disse il ragazzo ripetente rivolto a quei genitali. Ripetendo un giudizio ascoltato a casa, probabilmente. Anche i miei genitori usavano chiamare “miserie” tutto quello che stava o si svolgeva sotto la cintura.

Difficile per dei giovani non farsi condizionare da questa visione moralista e repressiva della sessualità: dal giudizio negativo per quelle riviste, per i genitali e per il sesso. Cose di cui non si doveva parlare, nemmeno pensare; da non fare, e, in caso, tenere nascoste con vergogna.

Forse per le chiacchiere degli amici maschi o degli uomini adulti, ad ogni modo mi ero fatto l’idea che la vagina fosse una “miseria” maggiore che il mio pene. Certo io ero fissato di avercelo piccolo e questo già era un problema, ma avere la vagina sembrava essere peggio, tra perdite di sangue, gravidanze indesiderate e altre cose misteriose. Ricordo che, nonostante adorassi mia madre al di sopra di tutti, quando pensavo alle sue “miserie” sentivo una certa repulsione. Non potevo credere che per nascere io ci fossi passato attraverso.

Quante persone avrei di seguito incontrato nella vita con forti resistenze a toccare i genitali del partner, ad apprezzare il sesso orale, o anche solo a guardare le sue parti intime. Persone che portavano ancora dentro quel giudizio di “miserie”, “sporco”, “schifo” o “peccato”.

Ho raccontato questo per poter ora spendere 2 parole sui nomi tantrici dei genitali maschili e femminili. Il nome del pene, in sanscrito, è Lingam e vuol dire “spada di Luce”. Il Lingam eretto simboleggia che Dio è pronto per creare una nuova vita. Un pene diventa “spada di Luce” o “bacchetta magica di Luce” nel momento in cui l’uomo è cosciente della sua parte divina. Quando la parte animale e la potente energia sessuale si allineano allo spirito.

Il nome della vagina, in sanscrito, è Yoni e vuol dire “luogo sacro”. Luogo sacro perché il solo dove
la vita umana viene procreata, dove la Coscienza si incarna, e grazie al quale, con la comprensione del suo potere energetico e spirituale, la donna trova la sua trasformazione in Dea.

I genitali tantrici erano quindi vere e proprie entità divinizzate, adorate ed esposte nei templi e in pubblico per la contemplazione. In particolare il Lingam veniva disposto dentro la Yoni, affinchè il principio maschile venisse equilibrato dalle qualità femminili.

È significativo che in molte città occidentali siano presenti simboli fallici maschili, come gli obelischi, e nessun simbolo femminile intorno. A causa di questo, la vibrazione rilasciata è solo quella dell’ormone testosterone, energia di competizione e territorialità, senza nessun amore riequilibrante, armonico  e nutriente generato dal principio femminile della Yoni.

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